• Mariagrazia Ceraso

Adolescenti e suicidio: i campanelli d'allarme per un genitore

Updated: Mar 14


Uno scenario che è cambiato nel giro di poco, che ha abbassato l'età media innalzando la preoccupazione. Da persone di mezza età ad adolescenti.


È quanto sta accadendo per i casi di suicidio.


Qualche anno fa, l'atto volontario di togliersi la vita riguardava la popolazione dopo i 50 anni. Oggi l'età si abbassa sempre di più anche per quanto riguarda l'idea di suicidio e tentativi di suicidio.


I dati sono drammatici e in aumento e questo ci deve far riflettere sul malessere estremo che un giovane può vivere e provare al giorno d'oggi.


Il Covid19, con tutte le conseguenza negative che ha portato - isolamento, DAD, mancanza di interazione fisica e sociale - ha segnato una crescita esponenziale di questi fenomeni. Ad essi subentrato disturbi mentali che si manifestano con silenzi, comportamenti schivi e isolati.


Una reclusione in un mondo personale arricciato su se stesso, spesso a sua volta celato dal mondo digitale.


Una disconnessione dal mondo reale che può diventare ancora di salvezza ma anche baratro.


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I motivi tuttavia possono essere tanti e connessi tra loro. Il suicidio o la volontà di provocarlo infatti, è l'apice di un percorso di sofferenza, di molte frustrazioni accumulate e di problemi tenuti nascosti dentro di sè.


Esperienze sociali negative, problemi familiari, episodi di bullismo, cattiva condotta scolastica, fallimenti di carattere generale... Le cause più diffuse sono queste e alla base hanno una bassa autostima del soggetto o una incapacità ed inadeguatezza ad affrontare determinati situazioni di difficoltà.


Come accorgersi di questa situazione?

Saper riconoscere una situazione a rischio permette di intervenire tempestivamente e prevenire episodi tragici.


Se noti:

1. Un forte cambiamento della personalità

2. Un cambiamento delle normali abitudini

3. Silenzi costanti o il ritiro dalla vita sociale


Accendi la lampadina!

Possono essere un campanello d'allarme per i genitori, che magari può trattarsi solo di un periodo più triste, ma che possono celare qualcosa di più grave.


Il consiglio è di aprire subito un dialogo con i figli in modo sincero e supportante.

La cosa fondamentale è ascoltare.


I ragazzi che vivono un momento di difficoltà e che stanno maturando un pensiero autolesionista, sono profondamente insicuri e fragili.

Farli sentire importanti, non sbagliati, mostrare supporto e comprensione, ma soprattutto forza e autorevolezza, può infondere loro un sentimento di grande sicurezza. Non si è soli.


Se dovessero essere appurate situazioni di profondo disagio, la figura di uno specialista, vista come risolutrice e di supporto e non di analisi e giudizio, può tornare utilissima per consigliare le strategie migliori ai fini della risoluzione del problema.

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