• Mariagrazia Ceraso

Bullismo - I consigli della psicologa per intervenire


Quante domande, quanti dubbi, quante mancate risposte, quante certezze che crollano.

E se mio figlio fosse vittima di bullismo? E se mio figlio fosse egli stesso il bullo?

Come può comportarsi un genitore? Qual è il giusto approccio? Quali errori non commettere?


L'abbiamo chiesto a Teresa Capparelli, Psicologa e Psicoterapeuta della gestalt integrata, esperta nel trattamento di disturbi dell’umore e disturbi d’ansia, in adolescenti ed adulti.

I suoi consigli per sciogliere ogni dubbio...


Dottoressa, quanto può influire sull’umore, sulla serenità e sulla sicurezza di un bambino l’aver subito bullismo?


Essere vittima di bullismo ha delle gravi conseguenze sulla salute mentale del bambino. Già a partire dai primi studi condotti da Olweus negli anni ’80, in Norvegia, è stato rilevato l’impatto che il bullismo avesse sui bambini. Esso provoca un drastico calo dell’umore, manifestazioni di ansia e/o panico. Si può configurare, altresì, come evento traumatico, dando luogo a delle conseguenze durature sulla psiche.

La reazione ad un atto di bullismo è del tutto soggettiva, ma è indubbio che mini la serenità del bambino e la sua percezione di sicurezza. Paura, vergogna e tristezza sono le emozioni che più spesso vengono sperimentate a seguito di questi episodi.


Come riconoscere i primi campanelli d'allarme?

I disagi psicologici rilevati con maggiore frequenza sono depressione e ansia, autolesionismo, isolamento, chiusura e solitudine, pensieri suicidari, disturbi alimentari, abbandono scolastico.


Il Cyberbullismo “segue” sempre le vittime non lasciandole mai in pace.


Si tratta di un fenomeno spesso incontrollato, in quanto un’informazione che circola in rete viene rimossa con grandissima difficoltà. Il fenomeno del cyberbullismo trascina con sé reati ulteriori, come il “furto di intimità” (comunemente identificato come “revenge porn”). Dobbiamo educare i bulli a non commettere atti di violenza, non le vittime a sentirsi responsabili di certi accaduti.


Il primo passo per combattere questo fenomeno?


Educare i bambini e le bambine al rispetto dell’alterità e all’empatia. Evitare il proibizionismo, per esempio sull’uso dei dispositivi elettronici, perché non utile a combattere il fenomeno. Non possiamo esimerci dal ricordare che per i “nativi digitali” l’utilizzo dello smartphone, del computer o di un tablet, è imprescindibile. Dobbiamo educare ad un utilizzo consapevole di questi dispositivi.


Consigli su come approcciare a un bambino che ha subito insulti e violenza verbale online e offline?


Invitarla a parlare è importante, ma anche attendere i suoi tempi. Una persona violata non vuole sentirsi invasa. Sarebbe altresì importante non svalutare il suo vissuto. Spesso nel tentativo di “alleggerire” la situazione, gli adulti potrebbero minimizzare il dolore che sottostà ad essa. Solo la vittima ne conosce l’impatto ed il significato. Questo dobbiamo tenerlo sempre presente.


In che modo i genitori possono stare accanto al bambino e supportarlo senza farlo sentire a disagio?


La prima cosa che consiglierei ad un genitore è di non colpevolizzare i figli.

Una persona che ha subito insulti, in rete o in presenza, è, di fatto, una persona che ha subito violenza. Pertanto bisogna utilizzare dei toni comprensivi, sospendere il giudizio e praticare massima accoglienza, facendo attenzione a non colpevolizzare la vittima.


Come approcciarsi invece a un bambino “bullo”? Come aiutarlo a cambiare rotta?


Il bullismo può configurarsi come il preludio di condotte antisociali future. Trattandosi a tutti gli effetti di un fenomeno di devianza, è necessario garantire uno spazio di accoglienza anche per il bullo.

Chi esercita comportamenti violenti proviene spesso da un contesto familiare turbolento. Il bullo ha quasi sempre difficoltà ad empatizzare con l’altro, pertanto è necessario lavorare sull’empatia ed avere fiducia che questa competenza possa essere acquisita nel tempo.

È necessario, inoltre, lavorare sul senso di responsabilità: in gruppo si assiste ad un fenomeno noto come “diffusione di responsabilità”, a seguito del quale i bulli fanno fatica ad avvertirne.


...conseguenze negli adulti?


Il bullismo può avere risvolti seri anche in vita adulta. Ha un impatto significativo sulla salute mentale, sul corpo (può dare luogo a disturbi psicosomatici), ma anche sulle relazioni.

Benché per l’adulto si configuri come un momento cronologicamente “lontano”, gli effetti del trauma possono essere molto duraturi.

Trattandosi di un evento traumatico è necessario lavorare sulle sue conseguenze mediante un adeguato percorso di psicoterapia.

Abbattere il muro della vergogna può essere difficile anche dopo anni, ma necessario se si vogliono superare le criticità relazionali che il bullismo spesso comporta.


Dottoressa può dare ai genitori che leggono alcuni consigli utili sul tema?


Trovo sia importante porre massima attenzione al linguaggio che si adopera quando ci si rivolge ad una vittima di bullismo, al fine di non incorrere nel fenomeno del “victim blaming”, ossia di colpevolizzazione.

Nel contrastare tale fenomeno si rende indispensabile non solo concentrarsi sui soggetti che patiscono le ingiustizie, ma anche su coloro che le commettono, in quanto i prevaricatori non percepiscono il loro comportamento come un problema, definendolo talvolta uno “scherzo”.

È necessario il coinvolgimento di tutte le agenzie educative, scuola compresa. Un’adeguata educazione ai sentimenti può farsi strumento di prevenzione verso un fenomeno così ancora profondamente radicato.




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